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LE TEGNUE - CARATTERISTICHE GENERALI E TIPOLOGICHE
di Luca Mizzan

Con la denominazione locale di Tenùe si intendono affioramenti rocciosi naturali che si distribuiscono in modo discontinuo nell'area occidentale del Golfo di Venezia, in batimetriche comprese fra gli 8 ed i 40 m. Le dimensioni possono essere molto diverse, andando dai pochi metri quadri alle diverse migliaia di metri quadri nelle maggiori, con elevazioni dal fondale che passano dai pochi decimetri nelle formazioni base e tavolari, spesse definite “lastrure” ad alcuni metri in quelle più alte, spesso localizzate a maggiore profondità.

Numerosi studi geologici hanno permesso una tipizzazione degli affioramenti sotto il profilo morfologico e strutturale (Stefanon 1966, 1967, 1970, 2001; Braga  & Stefanon, 1969; Stefanon & Mozzi 1972; Newton & Stefanon, 1975, 1976) riconducendole essenzialmente in tre diverse tipologie:

  •     Rocce sedimentarie clastiche formate per cementazione carbonatica di sedimenti clastici (sabbie) o detrito organogeno (essenzialmente tanatocenosi a molluschi), probabilmente legati a fenomeni di variazione del livello marino in epoche geologicamente recenti, denominate comunemente “beachrocks”. Presentano spesso l'aspetto di lastre suborizzontali, emergenti dal fondo per spessori molto variabili, con inclinazione di norma molto lieve, cosa che ne determina la facile sommersione da parte di sedimenti, così come invece al predominare dell'azione erosiva delle correnti si possono determinare emersione di nuove strutture o lo scavo di depressioni e cavità lungo le zone perimetrali.

  •     Rocce sedimentarie di deposito chimico, la cui genesi sarebbe  legata all'emersione di gas metano dal fondo e dalla reazione di questo con l'acqua marina con l'innesco di un processo che può determinare la precipitazione di carbonati con cementazione dei sedimenti;

  •     Rocce organogene, ovvero strutture prodotte dall'azione di organismi costruttori, vegetali e animali, il cui scheletro calcareo stratificandosi può formare strutture anche di un certo spessore. Un tale processo generativo porta a morfologie estremamente varie ed irregolari, con formazioni ricchissime di porosità, micro e macro cavità dovute alla diversa velocità ed irregolarità di accrescimento dei vari organismi costruttori. Questi sono costituiti essenzialmente da alghe calcaree, briozoi, serpulidi e cnidari incrostanti (Stefanon & Mozzi; 1972; Mizzan 1990). L'importanza ai fini costruttivi della frazione vegetale su quella animale è molto variabile e soggetta essenzialmente a fattori di luminosità, ovvero legati alla profondità ed alla torbidità delle acque.  Data la morfologia molto irregolare, le superfici ricchissime di microanfratti e rugosità, l'origine biologica e la caratteristica elevata diversità specifica queste strutture sono spesso denominate “reefs” e confrontate con le strutture coralline dei mari tropicali, che tuttavia derivano dall'azione di organismi ermatipici che necessitano acque calde e limpide, mentre le nostre Tegnùe data la locale torbidità delle acque non dipendono sostanzialmente sotto il profilo trofico da processi fotosintetici a livello del substrato. 

In diversi casi le formazioni organogene possono svilupparsi sopra strutture di natura sedimentaria, ricoprendole con strati di spessore variabile, allo stesso modo in cui possono colonizzare substrati artificiali di origine antropica.

 

Gli studi condotti sulle Tegnùe sotto il profilo biologico (Boldrin 1979; Mizzan 1990, 1994, 1995, 1999; Cesari & Mizzan, 1994; Gabriele et Al. 1999; Ponti, 2001) hanno permesso di evidenziare la grande ricchezza che queste strutture possono ospitare, i cui valori massimi risultano propri delle formazioni di tipo organogeno o reef.

Le Tegnùe – Caratteristiche biologiche ed aspetti di ecologia

La presenza di "isole" di substrati solidi nella omogenea distesa di fondali sabbioso/fangosi crea, sia pure localmente, zone ricche di microambienti e gradienti ecologici che favoriscono un aumento della diversità specifica nei popolamenti. Su tali substrati si possono inoltre insediare organismi sessili che richiedono per l' adesione una superficie solida, assente nelle zone circostanti. La localizzazione di tali formazioni in acque naturalmente eutrofiche non eccessivamente profonde favorisce l' aumento della biomassa e del numero di specie grazie al supporto e la protezione offerte dal substrato solido, unite alla presenza di un gradiente verticale offerto dall' elevazione delle strutture dal fondale e l' enorme disponibilità alimentare sotto forma di materiale organico in sospensione o già sedimentato.

Si realizzano così "oasi" di estrema ricchezza biologica, con un incremento del numero delle specie presenti, ma anche con una notevole biomassa per unità di superficie. Tali aree risultano inoltre estremamente favorevoli per la deposizione di uova, capsule ovigere, larve o comunque forme riproduttive che necessitino di un solido ancoraggio. La presenza di numerosissime cavità e microanfratti e la contemporanea ricchezza e diversità dello spettro trofico disponibile favoriscono inoltre lo sviluppo delle forme giovanili di numerose specie riducendone la mortalità.
La ricchezza e la diversificazione delle disponibilità alimentari unite alla presenza di sicuri rifugi induce inoltre la presenza di specie ittiche pregiate legate preferenzialmente o esclusivamente a substrati solidi di tipo roccioso.

I tipici popolamenti di una formazione organogena comprendono una importante componente di Poriferi, che possono raggiungere notevoli quantità per unità di superficie. Fra le molte specie presenti (Villano, 1990, Mizzan cit.) citiamo Suberites carnosus (Johnston) sia nelle forme incrostanti che digitate, Suberites domuncula (Olivi) che trova facilmente in questi ambienti il paguro con cui è simbionte, Micale massa (Schmidt), la specie tipica Chondrosia reniformis  Nardo fra le cui irregolarità si insinuano spesso digitazioni di Aplysina aerophoba (Shmidt), Ircinia variabilis (Shmidt), Dysidea avara (Schmidt) che può formare densi banchi, diverse specie del genere Cliona fra cui la più frequente Cliona viridis Schmidt, Raspaciona aculeata Johnston, Raspailia viminalis Schmidt, Geodia cydonium (Jameson) e l'inconfondibile Tehya citrina Sarà e Melone.

Ai Poriferi si aggiungono i Celenterati, con fitte colonie di Idrozoi, diverse specie di Anemoni e grandi esemplari di Cerianthus membranaceus (Spallanzani) frequenti nei substrati mobili prossimali alle strutture solide, e gli Anellidi, fra cui numerosissimi sono i Serpulidi che ricoprono spesso ogni superficie disponibile sovrapponendosi in strati successivi.  Anche fra gli Echinodermi numerose sono le specie tipicamente presenti nelle biocenosi delle Tegnùe, con oloturoidei come Cucumaria planci  (Brandt) ed Holoturia sp.,  asteroidei ed ofiuroidei con popolazioni talvolta densissime di Ophiotrix fragilis (Abilgaard), ed echinoidei come Paracentrotus lividus (Lamarck), Echinus acutus Lamarck e Sphaerechinus granularis (Lamarck). Fittissime sono le colonie di briozoi, sia incrostanti che eretti, spesso epibionti di altri organismi quali i molluschi Arca noae Linné, Chlamys varia (Linné) ed Aequipecten operculatis (linné). Fra i molti altri molluschi segnalati per queste strutture segnaliamo Diodora graeca (Linné) e Diodora italica (Defrance), Bolma rugosa (Linné) dal caratteristico opercolo chiamato localmente “occhio di Santa Lucia”,  numerose specie di nudibranchi, spesso legati troficamente ad un unica specie di porifero od idrozoo che in questi biotopi trovano ambiente ideale, fino ai grandi bivalvi Pinna nobilis Linné e Atrina pectinata (Linné) ancora frequenti nella aree prossimali od interne a substrati mobili.

Tipica infine la presenza di numerose specie di Tunicati, fra i quali le grandi e colorate colonie di Aplidium conicum Olivi (detto anche “pan di zucchero” per forma e dimensioni), i mimetici Microcosmus vulgaris Heller, grandi esemplari di Ascidia mentula (M˚ller) o colonie di Polycitor adriaticus o le più piccole ascidie del genere Didemnum.

E' facile comprendere come una così ricca presenza di specie sessili e incrostanti, unita alla disponibilità di anfratti e tane attiri un nutrito popolamento di specie vagili, reptanti , bentoniche e demersali. Specie ittiche anche pregiate come l'astice Homarus gammarus Linnaeus, la corvina Sciaena umbra Linnaeus, l'ombrina Umbrina cirrosa (Linnaeus), il merluzzetto Trisopterus minutus (Linnaeus) , il grongo Conger conger (Linneaus) ed il branzino Dicentrarchus labrax (Linnaeus) risultano infatti particolarmente frequenti in questi ambienti, che rappresentano in effetti per alcune specie, come l'astice, ambienti esclusivi.

Gli equilibri all'interno di biocenosi così complesse sono determinati da articolate interazioni fra fattori ambientali e biologici, le cui variazioni possono modificare gli equilibri dinamici che le determinano.

I fattori che influenzano i popolamenti marini, determinando la localizzazione di una certa biocenosi in un particolare biotopo, vengono convenzionalmente suddivisi in abiotici e biotici. Quelli biotici sono determinati dal popolamento stesso e sono costituiti per esempio dagli equilibri esistenti fra prede e predatori o dall'azione di alcune specie sulla natura stessa del substrato.
Quelli abiotici sono tipicamente i fattori esterni al popolamento, quali i fattori climatici e quelli edafici. I fattori climatici sono elementi a carattere generale legati comunemente ad una certa profondità o a una certa area geografica, quali il grado di penetrazione luminosa, la temperatura, il fotoperiodo.
I fattori edafici sono invece elementi a carattere locale che perturbano o sostituiscono i fattori climatici agendo a livello del substrato, quali ad esempio correnti di fondo particolarmente violente, inquinamento delle acque, forti tenori di torbidità, particolari o periodici apporti di acque dolci, natura fisica o chimica del substrato, variazioni del ritmo sedimentario.
Se i popolamenti fossero soggetti solamente all'azione di fattori climatici si avrebbe una sola biocenosi per ogni piano (verticale), soggetta alle sole variazioni indotte dai fattori biologici.
La presenza di fattori edafici, ovvero eminentemente legati a condizioni locali, e l'interazione di questi con i fattori climatici e biologici determinano  la molteplicità delle biocenosi presenti in aree geografiche e piani simili.
Quando, tuttavia, i fattori edafici di un determinata area litorale superano un livello critico il numero di specie componenti la biocenosi si riduce bruscamente, mentre può aumentare l'abbondanza (numerica o in biomassa) di poche specie capaci di adattarsi alle particolari condizioni sviluppatesi (Odum, 1971).

 

Bibliografia citata

Boldrin A., 1979 – Aspetti ecologici delle formazioni rocciose dell'Alto Adriatico. Atti Conv. Scien. Naz. Prog. Oceanog.:1197-1207
Braga G., Stefanon A., 1969 - Beachrock ed Alto Adriatico: aspetti paleogeografici, climatici, morfologici ed ecologici del problema. Atti Ist. Ven. Scienze Lettere Arti 127:351-366
Cesari P., Mizzan L., 1994 – Dati sulla malacofauna marina costiera del Veneziano. Boll. Mus. Civ. St. Nat. Venezia. XLIII. 179-190.
Gabriele M., Bellot A., Gallotti D. & Brunetti R., 1999 – Sublittoral hard substrate communities of the northern Adriatic Sea. Cah. Biol. Mar. XL. 65-76
Mizzan L., 1990 – Malacocenosi e faune associate in due stazioni altoadriatiche a substrati solidi. Boll. Mus. Civ. St. Nat. Venezia. XLI. 7-54.
Mizzan L., 1994 – Malacocenosi in due stazioni altoadriatiche a substrati solidi (2): analisi comparativa fra popolamenti di subststrati naturali ed artificiali. Lavori Soc. Ven. Sc. Nat. Venezia. XIX. 83-88
Mizzan L., 1995 – Le “Tegnùe” Substrati solidi del litorale veneziano: potenzialità e prospettive. Quaderni ASAP. 46 pp.
Mizzan L., 1999 – Localizzazione e caratterizzazione di affioramenti rocciosi delle coste veneziane. Primi risultati di un progetto di indagine. . Boll. Mus. Civ. St. Nat. Venezia. L. 195-212.
Newton R. S. & Stefanon A., 1975 – The “Tegnue de Ciosa” area: patch reefs in the northern Adriatic Sea. Maine Geology 46: 279-306.
Newton R. S. & Stefanon A., 1976 – Primi risultati dell'uso simultaneo in Alto Adriatico di Side-Scan Sonar, sub-bottom profiler ed ecografo. Mem. Biogeogr. Adriat. 9: 33-66
Odum E. P., 1971 – Fundamentals of Ecology. W.B. Saunders Co., Philadelphia, London.
Ponti M., 2001 – Aspetti biologici ed ecologici delle “Tegnùe”: biocostruzione, biodiversità e salvaguardia. Rivista di Studi e ricerche; Quaderni. XVIII; 179-194.
Stefanon A., 1966 - First notes on the dicovery of outcrops of beach rock in the Gulf of Venice (Italy). XX Congrès-Assemblée Plenière de la C.I.E.S.M.M. in Rapp. Comm. int. Mer. Médit. 19,(4):648-649
Stefanon A., 1967 - Formazioni rocciose del bacino dell' Alto Adriatico. Atti Ist. Veneto Sc. Lettere ed Arti 125: 79-89
Stefanon A., 1970 - The role of beachrock in the study of the evolution of the North Adriatic Sea. Mem. Biogeogr. Adriat. 8: 79-99
Stefanon A., 2001 – Cenni sulla geologia e sugli organismi costruttori delle “Tegnùe”. Rivista di Studi e ricerche; Quaderni. XVIII: 171-177.
Stefanon A. & Mozzi C., 1972 – Esistenza di rocce organogene nell'Alto Adriatico al largo di Chioggia. Atti Ist. Ven. Sc. Lett. Arti 130: 495-499.
Villano N., 1990 – Popolamento a poriferi di un affioramento roccioso dell'alto Adriatico. Università degli Studi di Padova, Corso di laurea in Scienze Biologiche. Tesi di laurea Inedita. 68 pp.

 

 

 
 
 
     
 
   
 
 

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